FORUM 2
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Parliamo di: Pollici del violoncello

Aiutiamo un giovane collega!



n.
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Intervento
1 02-11-2008
Ciao sono Giovi85, ed è il primo anno che  insegno  violoncello, faccio molta fatica a far comprendere la corretta posizione dei pollici, sia della mano sinistra che della destra, sembra che le indicazione che do agli studenti non diano risultati, potete aiutarmi in qualche modo?

Giovi85

2 03-11-2008

Ciao, sono Ale e insegno cello da più di dieci anni, e ritengo che la questione dei pollici sia tra le più spinose. Premetto che c'è un libro adatto per gli insegnanti che si avvicinano all'insegnamento dello strumento (ma anche per gli insegnanti "navigati"!!!) della Phyllis Young, che è proprio un libro di "istruzioni per l'uso" come insegnare ai bambini e ragazzi in modo creativo e fantasioso, affrontando tutti i problemi come quelli dei pollici.
Per quanto mi riguarda, dipende molto anche dalla tecnica che usi.
Comunque, il mio pensiero è questo: il bambino viene da te le prime volte ancora con le mani "prensili", cioè per tutta la vita le ha usate in un determinato modo. Per cui se parliamo della mano sinistra, sicuramente avrai il problema per esempio della posizione allargata, nella quale il pollice il più delle volte rimane ancorato, o inchiodato sotto l'indice, svolgendo una pressione eccessiva. Il problema per me va risolto alla radice: il bambino stringe forte perchè innanzitutto ha la sensazione di dover tenere lo strumento con la mano sinistra. Allora se ha il cervello impegnato a tenere lo strumento con la mano, sicuramente non potrà averla libera per sperimentare il peso e la libertà del braccio, con relativi problemi seguenti. Per cui mi sembra opportuno innanzitutto fare un "lavaggio del cervello" su come si tiene lo strumento senza mani (giocando a strapparglielo o qualsiasi cosa ti venga in mente), in modo che non gli passi neanche per un momento nella testa di usare la prensilità della mano sinistra per tenere lo strumento. Poi immagini ludiche possono aiutare: "tieni una coccinella con il pollice sul manico ma non stringerla, povera, sennò ne fai una schiacciatina..." o qualunque cosa funzioni per l'allievo, ma insisto comunque che l'approccio giusto sia quello di non insistere sul NON fare qualcosa, ma sul fare qualcos'altro; dunque "non tenere il pollice li" o "non stringere il pollice" vanno tante volte sostituiti con "scarica il peso del braccio" oppure "tieni lo strumento con le ginocchia", e allora il pollice, con l'avvenuto rilassamento del muscolo interessato, si sistemerà automaticamente nella posizione naturale.
Per la mano destra può essere una cosa analoga, ma ci sono grandi divari per quanto riguarda le tecniche di impugnatura. Quello che mi piace molto della Young è comunque il fatto di usare la "colla magica" delle dita- cioè di far sperimentare all'allievo quanto le dita della mano destra si "attacchino" all'archetto, senza ausilio del pollice, per poi aggiungerlo con gran delicatezza. E nel libro sono descritti tanti esercizi per indurre una presa rilassata ed attiva...
Seguirò con molta attenzione lo sviluppo di questo forum, per vedere i punti di vista di altri colleghi!
Un saluto

Ale

3 04-11-2008

Ciao a tutti!

anch'io come il collega Aleesandro, conosco il libro di Phyllis Young e credo sia ottimo, e condivido in pieno le sue osservazioni. e mi permetto di suggerirti anche il testo di Anonio Mosca "Il Bambino e il violoncello". Anche se non si utilizza il metodo Suzuki, questo testo è prezioso, è pieno di esercizi/ giochi per risolvere tante problematiche, non solo la questione pollici.

Per quanto riguarda le "mie" di strategie, al momento mi vengono in mente queste:

mano sinistra: "pensa di avere una mela in mano e di appoggiarti sulla tastiera quasi in punta di dita"

oppure " se senti che stai premendo troppo con il pollice, prova a premere nello stesso modo sul pomo d'adamo...se questo ti reca fastidio, la pressione è troppa!!! lo stesso devi cercare di fare sul manico del tuo strumento!"

 "prova la piacevole sensazione di scorrere con il pollice sul retro del manico del violoncello... è come seta!"

 "verifica che il tuo gomito non sia serrato lungo il corpo...immagina che sia appoggiato su un morbido cuscino...( le sensazioni di morbido dovrebbero aiutare, una volta che l'assetto del braccio sinistro è corretto, la pressione sul pollice dovrebbe diminuire)

 per quanto riguarda l'arco:"prova a prendere  un qualunque oggetto con la mano destra....osserva il tuo pollice, non è mai schiacciato...non avresti la libertà di movimento delle altre dita!!!"

"immagina di avere nella mano, la tana per un topolino, che sia sempre libero di andare e venire...senza mai doverti chiedere il permesso!!!"

e ancora:

"facciamo dei giochi con l'arco, l'orologio - scriviamo in aria delle parola che i compagni devono riconoscere- e ora...controlliamo come sta il tuo pollice, gira l'arco! il pollice può tirare dentro e fuori la pancia( cioè l'articolazione dell'ultima falange) ? bene! il tuo pollice è in piena forma!"

Saluti Barbara

4 7-11-2008

Salve a tutti,
discussione interessante quella sui pollici.
Diverse riflessioni non troppo organizzate.

Punto generale 1
Esiste un modo ottimale di spiegare come si tengono i pollici, più in generale come si suona il violoncello?
Io penso di no. Penso che ogni metodo debba essere adattato allo studente ed anche all'insegnante. Ossia l'insegnante deve appropriarsi di un discorso pedagogico e sentirlo "suo" perché tale discorso possa essere trasmesso.
Di pari passo il discorso deve essere adatto all'età e alla personalità dello studente.
Un pollice puo' essere concavo per mancanza di tonicità o per troppa pressione, e l'intervento dev'essere adattato, caso per caso.
Forse ovvio, pero' ...

Punto generale 2
Non penso che esiste un problema dei pollici. Il pollice concavo o rigido è solo il sintomo di un'attitude erronea e in difficoltà rispetto allo strumento. Cercare una soluzione "per il pollice" è un po' come curare un raffreddore con i fazzoletti!
Il pollice fa parte della mano che "vive" essenzialmente grazie all'opposizione pollice-indice/medio. Quindi un pollice che non è a posto vuol dire che la mano non è a posto.
La mano a sua volta è sostenuta dal polso, l'avambraccio, il gomito, la spalla e le scapole che si appoggiano sulla schiena che si appoggia sul sedere e le gambe. Un pollice rigido puo' causare una rigidità del corpo, ma puo' anche essere causato da una rigidità del corpo. La causalità va cercata nelle due direzioni.
Rispetto a questo punto, per esempio, spesso i giovani (e vecchi) cellisti forzano con la mano destra per ottenere più suono e fanno questa forzatura con la parte più vicina all'arco, ossia l'indice e il pollice. Quindi, un lavoro sul rilassamento del pollice deve passare per la presa di coscienza che il braccio pesa anche troppo e che se siscarica bene il peso sull'arco non serve affatto forzare, ma al contrario sollevare dolcemente l'arco, come si solleverebbe una matita dal tavolo...

Punto generale 3

L'intenzione nell'azione mi sembra un punto essenziale che è stato citato indirettamente da Ale e Barbara con gli esempi stile Young. L'altro giorno insegnavo ad una bimba di 5 anni a giocare a freccette. Per lei era la prima volta, e stringeva troppo la freccetta con le dita il che causava un irrigidimento del braccio e la freccetta andava sempre troppo bassa. Tolta la freccetta le ho dato un sasso. Centro al primo colpo con il sasso. E di nuovo con la freccetta ... centro! Cos'è cambiato in quesi 10 secondi?
L'intenzione. Il sasso, anche per averlo laciato tante volte, non fa paura come la freccetta. La mano lo racchiude completamente, mentre la freccetta resta fra le dita, come l'archetto. Col sasso ci si sente a proprio agio, e l'intenzione è quindi ben orientata verso il bersaglio, colpire ed andare oltre.
Penso che l'andare sia un punto chiave nella riuscita della bimba. Per andare oltre bisogna aprirsi, lascare andare il braccio, scaricare l'energia del braccio, aprire la mano.
Suonare il violoncello è un po' la stessa cosa, ma a causa di tutte le difficoltà che il bimbo o l'adulto incontrano, ci si chiude come una cozza. L'intenzione scompare o si riduce ad une volontà di agire localmente (le dita della mano destra o sinistra), dimenticando l'essenziale.
Rispetto a questo penso che certo alcuni esempi della vita quotidiana possano aiutare, ma bisogna anche che l'insegnante dia l'esempio di suonare con il corpo e non con le dita. Esserci interamente e non "guarda il mio pollice".

Punto generale 4
Infine un pensiero sulla diversità e sulle difficoltà. Si dice sempre di più che bisogna cominciare presto. Ed è vero che è più probabile avere l'orecchio assoluto se si comicia presto. Ma chissenefrega dell'orecchio assoluto. Degli studi recenti di Sloboda mostrano che la bravura sia fortemente correlata al numero di ore di studio e non tanto all'età a cui si comincia. Con questo voglio dire che a volte ci si trova con un bimbo che non è pronto a livello motorio ne cognitivo. Il bimbo non potrà che chiudersi nelle infinite difficoltà e rischia di rimanerne prigioniero a lungo. A volte sarebbe meglio aspettare un po'. In fondo che fretta c'è?
Cosa si vince se si arriva prima al diploma?

Punto specifico
Io usavo la tecnica del ragno. Pensa di essere une ragno che cammina su e giù per l'arco. All'inizio si tiene l'arco dell'allievo mentre fa il ragno (con mano destra ma anche sinistr. Poi, poco a poco gli si lascia sostenere l'arco con la mano (70-80 gr, anche meno quello di un bimbo). Con i più piccolini giocavo anche a scherma con l'arco: in guardia! Ne ho rotto solo uno, ma sono archi da 5 euro che possono essere riparati con la colla. Oggi con quelli in fibra non c'è neppure più questo rischio.

un caro saluto grazie per questo forum, che spero diventi un punto d'incontro e scambio di idee ed esperienze, e scusata per la lungaggine della risposta.

Daniele

5 10-11-2008

Mi scuso con tutti per la lunghezza ma certo questo dei pollici è un argomento delicato e complesso: è vero che se il braccio, la spalla, la schiena sono rigide non c'è speranza che i pollici funzionino come si deve ma è anche vero che se si irrigidisce il muscolo del pollice difficilmente il resto del corpo si trova a suo agio. Il discorso secondo me va visto e affrontato in entrambi i  sensi. Per il primo aspetto tutti noi spesso ci troviamo a far lezione in condizioni frettolose  e non facciamo attenzione o non abbiamo tempo di fare un minimo di preparazione muscolare:  piccoli esercizi di stretching  di consapevolezza corporea, esperienza di movimento  o di respirazione (coi bambini in forma ovviamente di gioco) che coinvolgano tutto il corpo e non solo le mani, o peggio, solo le dita. Quando i muscoli grandi sono mobili e sciolti allora il lavoro della muscolatura fine è molto più appropriato e libero. Il libri già citati  della Young e di Mosca sono pieni di cose, suggerimenti, idee e offrono spunti interessanti su una preparazione prestrumentale che secondo me andrebbe fatta anche con allievi avanzati. Prima di sentire l'arco imparare a sentire la scioltezza il peso e/o la leggerezza del braccio, la libertà della spalla e delle altre articolazioni. Poi con l'arco imparare a giocarci, orologio, tergicristallo, mestoloni, scrivere e disegnare per aria,l'aeroplano che sale e scende,  il ragnetto, ognuno può inventarsi un sacco di immagini o di giochi in cui ci siano movimenti con l'arco nell'aria  soprattutto di tipo ampio, circolare e rotondo. E’ utile secondo me fare anche esercizi locali, per le dita, il polso ecc. ma molto più importante lavorare movimenti grandi che coinvolgano praticamente tutto il corpo per sentire pian piano l’arco come una parte di se stessi e non come un fastidioso impiccio tra le mani.

Molto importante studiare la presa dell'arco e i movimenti di cui parlavo prima anche con oggetti come matite, pennarelli, legnetti, battenti di tamburi o altro per simulare l'arco  senza doverne sostenere il peso reale. Quando si studia un brano (anche semplice) mimare i gesti dell' esecuzione possibilmente cantando le note (o le e con allievi più grandicelli visualizzare solamente il movimento e la sensazione dell’arco solo mentalmente sentendo il brano con l’orecchio interiore.  

Poi però non basta, bisogna tradurre la sensazione di questi giochi senza lo strumento in qualcosa di pratico, in una sensazione da perseguire suonando realmente. Anche le immagini e le parole, i "lavaggi del cervello" che noi facciamo ai nostri allievi molto spesso sono inutili se noi non riusciamo a fargli sperimentare delle sensazioni fisiche direttamente collegate con l'azione di suonare per cui il corpo automaticamente è invogliato a scegliere il modo più efficace per eseguire i gesti necessari. 

In questo senso i libri tradizionalmente "da conservatorio"  e la loro progressione tecnica non aiutano affatto, anzi peggiorano i problemi. Spesso ad esempio la progressione ritmica dei metodi tradizionali parte dalle semibrevi, dall'arco lento e sostenuto che come tutti noi strumentisti sappiamo è in realtà una delle cose più difficili da ottenere. Molto meglio semiminime e crome, con un riferimento naturale all'andatura del passo e della corsa, cercare di usare subito tutto l'arco sentendolo come un movimento unitario del braccio ( non come somma di più movimenti separati) e soprattutto usare un repertorio con cui l'allievo, specie se è molto piccolo, possa trovarsi a suo agio come canzoni, conosciute, filastrocche ecc. piuttosto che muoversi in una foresta di segni nuovi e indecifrabili.

 Tre  piccoli trucchetti che mi hanno aiutato: 

il primo trovare il modo di usare “il linguaggio delle mani”più di quello delle parole, toccare, sostenere, guidare, sbloccare e trovare varie maniere di guidare l’arco degli allievi (tirare l’arco dalla vite del tallone, tirarlo dalla punta, muovergli il braccio in maniera da sbloccare le tensioni e altri modi che permettono di dosare il grado di attività che il bambino mette, dall’essere totalmente passivo al guidare completamente da solo il movimento).

Il secondo fare molti giochi e pezzettini col pizzicato di mano sinistra alternati all'arco (per es. 4 note pizzicato, quattro con l’ arco) facendo sollevare leggermente l'arco sopra le corde durante il pizzicato. I bambini imparano così a bilanciare la presa in modo naturale usando anche il mignolo e l'anulare e non solo l'indice, a rilassarsi maggiormente quando poi mettono l'arco sulla corda oltre ad ottenere maggior indipendenza tra le due mani. 

Il terzo imparare prima possibile (il che vuol dire prima di mettere giù la mano sinistra) a suonare sugli armonici. Provate a fare una serie di suoni su un armonico alto col pollice che stringe e l'arco che si muove a fatica sulla corda: la stessa sensazione di maggior morbidezza dell'armonico rispetto alla corda a vuoto produce l'effetto istintivo di ammorbidire la presa e la porzione di corda più corta rende molto più facile da sistemare anche il tragitto dell'arco. A noi che abbiamo fatto il primo armonico al terzo anno di conservatorio può sembrare strano e difficile  usarli tanto precocemente ma per un bambino,dopo un po' di pratica, diventa un giochetto reperire anche quelli più acuti, correggere il dito quando non è nel posto preciso e trovare persino le corrispondenze tra armonici "gemelli" da un capo all'altro della corda o tra corde diverse. Provare per credere!!

Un problema "locale" ed oggettivo  sulla presa dell'arco trovo sia il fatto che la superficie dove il pollice si appoggia è piccola e un principiante sente continuamente che il pollice scivola dal posto in cui dovrebbe stare, per cui una fasciatura supplementare dell'arco, un laccio emostatico per "ingrossare" la bacchetta e non far scivolare il pollice possono aiutare. Se questo non basta a migliorare il problema può funzionare anche cambiare il tipo di presa e impostare il pollice sotto il nasetto o altre volte può aiutare l'arco preso "alla barocca", più verso la metà in modo da alleggerire il peso da sostenere. Io non amo molto  queste ultime due soluzioni  perchè oltre ad alcuni vantaggi hanno anche molti inconvenienti, per cui cerco di applicarle solo se necessario.

Per la mano sinistra se i bambini suonano sempre e solo in prima posizione per lungo tempo (come spesso è il caso di bambini che cominciano da piccoli) interiorizzando il fatto che fuori da quella piccola porzione di tastiera  c'è un mondo totalmente sconosciuto  secondo me è assolutamente nella norma che stringano il manico col pollice, anche se noi ogni lezione cerchiamo di insegnargli il contrario. Io ho trovato molto utile anche in questo caso lavorare sui suoni armonici prima di mettere la sinistra in modo convenzionale, introdurre sin dalle prime lezioni giochetti di glissati per tutta la lunghezza della corda e quando gli allievi imparano a premere le dita continuare ad alternare dita premute e armonici in modo da sperimentare precocemente sia il cambio di posizione, il dominio della tastiera nella sua lunghezza e l'alternarsi della sensazione premuto-sfiorato. Successivamente cerco di insegnare molto precocemente a navigare sulla tastiera ( per es.vado quasi subito in quarta pos. e utilizzando anche l'armonico d'ottava si possono suonare un sacco di canzoncine imparate in prima posiz. così la mano sperimenta sia un benefico avanti-indietro con l'armonico, sia quell'alternarsi di premuto e sfiorato di cui parlavo prima), e ciò sicuramente  molto prima di insegnare la mano larga. Devo dire che finchè usavo la progressione tecnica tradizonale, pur facendo attenzione al problema non ho ottenuto mai risultati pienamente soddisfacenti mentre con questo tipo di approccio vedo una grande differenza.

 Il violoncello era e resta uno strumento difficile ma spesso il percorso che noi abbiamo affrontato con fatica come discenti ci rende difficile cercare altre strade o soluzioni. Un’ultima osservazione poi, lo giuro, chiudo. Mio figlio di 4 anni tiene le matite in mano in maniera più o meno corretta. A un anno le metteva in bocca. A due le afferrava con tutta la mano e tracciava qualche segno sul foglio. A tre la presa era ancora molto personale ma la punta era ben direzionata verso il foglio ed ora a quattro anni la presa è praticamente corretta ed è pronto per imparare a scrivere le sue prime lettere, e ciò senza che nessuno lo abbia, come diciamo noi maestri di musica “impostato”. Con qualche piccolo aiuto dato da un adulto, con la possibilità di divertirsi a colorare e di fare molta pratica e con la possibilità di far sbagliato, autocoreggendosi col tempo Giulio sta imparando una cosa difficile come tenere la penna in mano. Trovo che sia proprio nella parola “impostazione” il nostro maggior nemico, un’idea statica che vorrebbe far tutto giusto fin dal primo istante, che rifiuta l’errore come momento fondamentale di un processo di crescita, che non crede nella possibilità di un’evoluzione naturale positiva se guidati a compiere le giuste esperienze nel momento e nella maniera opportuna, e soprattutto a cibarci il più possibile di buona musica fin dai primi passi. Questa è inoltre una delle ragioni fondamentali per cui cominciare presto è meglio, oltre secondo me a molte altre, proprio per dare all’allievo la possibilità di imparare anche direttamente tramite le proprie esperienze.

Grazie per la pazienza

Adriano

   


   

 

   


   

 

 

 

 

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